Quando ho accettato di comparire tra le pagine di Averno, non immaginavo che il mio ruolo, apparentemente tecnico e marginale, potesse avere un peso così profondo nella storia. Sono, un ingegnere tecnico che lavora con i metalli e i microscopi elettronici. La mia quotidianità è piena di analisi accurate, numeri, fotografie elettroniche e verifiche ripetute per non commettere errori.
Eppure, proprio da quelle analisi prende forma una svolta cruciale del racconto. Mi è toccato il compito – inatteso e delicato – di svelare l’impossibile: un campione misterioso composto interamente da idrogeno solido, una sostanza che la scienza ufficiale non contempla nemmeno come una possibilità. Non si tratta di un semplice dettaglio da laboratorio, ma di una scoperta capace di mettere in discussione certezze consolidate.
Nel racconto la mia voce diventa un ponte tra il rigore scientifico e il mistero che avvolge l’intera vicenda. Con il mio lavoro apro una porta che Giovanni Spada, il protagonista, dovrà decidere se attraversare a suo rischio. La mia presenza è breve, ma significativa: porto con me la credibilità dei dati, la tenacia di chi cerca la verità, e purtroppo anche la vulnerabilità di chi paga un prezzo altissimo per aver osato vedere oltre.
Non sono la protagonista assoluta, ma credo che senza il mio contributo la trama non avrebbe trovato la sua spinta verso l’ignoto. Per questo ringrazio Aldo Del Gratta, l’autore, per aver dato voce ad una figura come la mia, trasformando una professione spesso silenziosa in un ruolo narrativo che parla di coraggio, di ricerca e di passione.
Dentro Averno ho scoperto quanto anche un personaggio apparentemente minore possa diventare essenziale. E forse, in questo, c’è la verità più grande: ogni voce, se autentica e onesta, può cambiare il corso di una storia.
Isabel Rolandi